Isola di San Pietro (Ta) – scavo archeologico subacqueo .
Scavo archeologico subacqueo.
Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo
- Importo complessivo: € 76.000.000,00
- Fonte finanziamento: Cap. 7952, piano gestionale 31 “Spese per le indagini e le attività finalizzate alla tutela aree e delle zone di interesse archeologico.
- Inizio lavori: 03 novembre 2025
- Fine lavori prevista: 03 maggio 2026
Descrizione generale del progetto
Sulla base del rinvenimento sporadico, in ambiente subdiale, di ceramica a vernice nera di età ellenistica e di ceramica d’impasto si ipotizza una frequentazione dell’isola in età protostorica e successivamente in periodo magnogreco, romano e tardoantico.
La presenza di materiali tardoantichi era stata messa in evidenza da Francesco D’Andria e Giovanni Mastronuzzi nel 1999, rilevando le strutture di un insediamento costiero, costituito da muri a secco e piani d’uso in terra battuta.
La maggior parte delle attestazioni ceramiche è riconducibile a IV e IV sec. d.C., in particolare presso punta Lo Scanno dove i ritrovamenti interessano tutta la piccola penisola per un’estensione di oltre 23.000 m²; vi sono strutture abitative costruite in breccia locale e argilla, battuti pavimentali e resti di crollo e di tegole. Probabilmente si tratta di un villaggio, di una piccola comunità che traeva le sue risorse prevalentemente dalla pesca unita a coltivazioni.
È presente molta ceramica di importazione africana e orientale, elemento che induce a pensare a un’intensa attività di scambio presso i punti di approdo prossimi al vicus dove evidentemente giungevano anche merci di provenienza lontana, da ridistribuire presso porto di Taranto. Documentati anche un’area di necropoli in prossimità dei moli di attracco e un canale perpendicolare alla linea di costa raccordabile alle fasi di frequentazione tarde. Sono presenti anfore africane e orientali, rimangono tracce di costruzioni molto labili, forse capanne, strutture in nalzato con pali e copertura in vimini, possibili ripari per i pescatori e gli attrezzi agricoli.
All’età medievale sembrano riconducibili resti di monasteri basiliani; le leggende parlano anche del transito di San Pietro e dell’eremitaggio di Santa Sofronia all’inizio del V sec. La sola notizia effettivamente provata è la presenza del monastero dedicato a San Pietro risalente al XVI secolo.
L’occupazione dell’isola si sarebbe protratta fino a tutto il XV sec.
Vi fu un tentativo di ripopolamento in epoca post rinascimentale ad opera del Capitolo Metropolitano, cui si dovrebbe riferire il complesso della Masseria del Capitolo. Pare che il tentativo abbia avuto breve durata, a giudicare dal fatto che nel 1771 le isole sono definite deserte boscose.
Le due fasi archeologiche attualmente confermate sono riferibili alla seconda metà del IV sec. d.C. per quello che riguarda gli aspetti rurali e la prima metà del V sec. d.C. anche in relazione a una sepoltura infantile dentro un’anfora commerciale.
Sui fondali prospicienti l’Isola di San Pietro a Taranto, alla profondità di circa -4 e -5 m, si trova un giacimento archeologico costituito da frammenti anforici insieme a ceramica comune di varia tipologia e cronologia.
I resti giacciono su uno stato di limo argilloso da cui emergono rocce sparse.
Nel 2021 la Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo ha effettuato in collaborazione con la Legione Carabinieri Abruzzo e Molise, Nucleo Subacquei Pescara, un sopralluogo presso Punta Lo Scanno, al fine di verificare lo stato di consistenza dei reperti ceramici, che denotano un ampio excursus cronologico di circa otto secoli.
Sono state documentati due frammenti di anfora Lamboglia 2, porzioni varie di Late Roman 2, 5, 6, 12, un frammento di Keay 62 e due frammenti di produzione orientale. La ceramica comune è rappresentata da pezzi di scodelle.
Il progetto di ricerca programmato dalla SN-SUB ha la finalità di indagare compiutamente questo contesto, anche con indagini strumentali, assicurandone tutela e conservazione, acquisendo nuovi dati sulla frequentazione delle Isole Cheradi attraverso la storia.

