Boccioleto, Cappella di San Pantaleone. Intervento di consolidamento e restauro conservativo della cappella – Restauro dei dipinti murali
Restauro e consolidamento
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli
- Importo complessivo: € 325.250 (1° lotto) + 230.000 (2° lotto)
- Fonte finanziamento: Programmazione ai sensi dell’articolo 1 commi 9 e 10, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190, annualità 2022 – 2024 (D.M. 18 luglio 2022, n. 289), annualità 2025-2027 (D.M. 31 gennaio 2025, n. 37)
- Inizio lavori: dicembre 2026
- Fine lavori prevista: dicembre 2027
Descrizione generale del progetto
La Cappella di San Pantaleone si trova in località Oro del Comune di Boccioleto (VC), tra i pendii della Val Sermenza, una delle valli laterali della Valsesia. Il bene costituisce un caso eccezionale sia per ragioni architettoniche, che per ragioni artistiche e devozionali oltre ad essere inserito in un territorio di altissima valenza paesaggistica. Si tratta infatti di uno dei pochi esempi superstiti in Valsesia di edificio eretto dalla comunità locale per messe devozionali non parrocchiali, ambienti semi confinati inseriti nell’abitato
alpestre che soddisfacevano le esigenze di culto delle frazioni più remote.
La cappella di San Pantaleone è decorata da un ciclo di affreschi unanimemente attribuiti a Giovanni de Campo e datati 1476. Il ciclo insieme a quello del Battistero di Novara rappresenta la testimonianza più significativa di questo pittore di cultura tardogotico lombarda. L’apparato decorativo di Boccioleto è inoltre il più antico ciclo esistente raffigurante la vita della Beata Panacea, fanciulla martirizzata nel XIV secolo il cui culto è fortemente sentitoin diocesi di Novara, in particolare in Valsesia, a Ghemme e a Quarona dove sopravvive un altro importante ciclo dedicato alla Beata risalente al tardo XV secolo.
L’assoluta rilevanza del bene è confermata dalla storia dei restauri di cui è stato oggetto. Nella seconda metà del XIX secolo, la cappella, orami sconsacrata e divenuta di proprietà comunale, a seguito della realizzazione del nuovo oratorio all’ingresso della frazione, fu trasformata in pubblica fontana e lavatoio. La trasformazione comportò ingenti danni all’edificio e al suo apparato decorativo culminanti nella demolizione abusiva di una parte dell’abside. Il bene fu salvato grazie all’intervento della Società di Conservazione delle Opere d’arte e dei Monumenti in Valsesia e dell’Ufficio Regionale per la Conservazione
dei Monumenti. Furono dapprima eseguiti interventi strutturali di ricostruzione dell’abside e successivamente messi in sicurezza gli affreschi. I Soprintendenti Noemi Gabrielli e Giovanni Romano dedicarono importanti studi a questo ciclo rispettivamente nel 1956 e nel 1976; tra 1980 e 1990 il Soprintendente Paola Astrua, con un finanziamento dilazionato negli anni, condusse diversi lotti di pronto intervento, che tuttavia rimasero interrotti alla fase di consolidamento e messa in sicurezza delle superfici con bendaggio e velinatura degli affreschi, presidi temporanei che da allora non furono più rimossi,
nonostante la Astrua già nel 1990 auspicasse il prosieguo dei lavori.
L’intervento di restauro si presenta come estremamente urgente poiché le superfici dipinte presentano notevoli deformazioni, lesioni e conseguenti distacchi che fanno fortemente temere per la loro conservazione.
Considerata la situazione di forte degrado degli intonaci e delle superfici dipinte rilevata, preliminarmente all’avvio della progettazione e nelle more dell’intervento di restauro complessivo, è stata eseguita una messa in sicurezza di alcune porzioni di intonaci dei prospetti esterni e interni a rischio di perdita Parallelamente è stata avviata una campagna di conoscenza dell’immobile mediante l’esecuzione di un rilievo laser scanner dell’edificio e di una campagna di monitoraggio e diagnostica strutturale preliminari
alla definizione dello stato di conservazione delle strutture e degli interventi di consolidamento necessari.
Il progetto prevede l’esecuzione delle opere strettamente necessarie per il consolidamento delle strutture e i primi interventi conservativi su intonaci e superfici dipinte. Parallelamente agli interventi di consolidamento delle strutture dovranno essere eseguiti gli interventi di consolidamento e messa in sicurezza degli intonaci interni ed esterni.
Gli interventi sui dipinti prevedono l’applicazione delle tradizionali tecniche di restauro per la conservazione degli apparati decorativi integrate da metodologie innovative di consolidamento delle superfici, nonché uno studio dei materiali più all’avanguardia per la protezione di superfici affrescate interne ed esterne esposte a condizioni climatiche avverse.
Le metodologie di intervento strutturale dovranno essere compatibili con i materiali e le tecniche costruttive del bene. La progettazione dell’intervento dovrà far riferimento alle risultanze delle indagini diagnostiche avviate al fine di una corretta valutazione della sicurezza strutturale dell’edificio in relazione alle specificità storiche e costruttive.

