Il contatto culturale fra mondo antico e contemporaneità.

Fra i vincitori di questa edizione figura il Progetto Intorno a Minerva (Breno-BS) nella Categoria “Coinvolgimento della cittadinanza e sensibilizzazione”.Il progetto Intorno a Minerva ha trasformato un parco archeologico in un luogo di incontro per il dialogo interculturale. Attraverso la conduzione degli scavi, attività educative ed eventi culturali, rifugiati, comunità locali e studenti entrano in contatto con la storia del luogo e tra di loro. Tutti i sostenitori e gli appassionati del patrimonio culturale sono invitati a scoprire i vincitori e a votare online per decidere chi vincerà il Premio del Pubblico 2026, che riceverà un premio di €10,000. Le votazioni sono aperte fino al 12 Maggio. I vincitori sono stati selezionati da una Giuria, composta da esperti del patrimonio culturale provenienti da tutta Europa, sulla base delle valutazioni delle candidature di cinque Comitati di Selezione. Per questa edizione dei Premi, sono state ricevute 261 candidature valide da organizzazioni e individui provenienti da 40 Paesi Europei.

Il progetto:

Alla fine del I secolo a.C., il Santuario di Minerva a Breno (BS), nell’Italia settentrionale, fu costruito su un precedente sito sacro indigeno. I due culti convissero pacificamente per circa un secolo. Il tempio romano, situato nella più ampia area nota per l’arte rupestre della Valle Camonica, patrimonio mondiale dell’UNESCO, offre un raro esempio archeologico di contatto tra culture. Il progetto Intorno a Minerva, sviluppato dalla Cooperativa Sociale K-Pax di Breno (BS) che si occupa di migranti e rifugiati politici e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Bergamo e Brescia, ha preso spunto da queste evidenze e ha trasformato la narrazione del Parco. Il sito archeologico è divenuto così anche uno spazio comunitario, in cui il patrimonio archeologico promuove il dialogo interculturale e interreligioso e la partecipazione pubblica. L’azione fondante del progetto si colloca nella prima primavera del 2022, quando archeologi e rifugiati politici hanno lavorato insieme per riportare alla luce un grande altare preromano che un tempo sorgeva accanto a quello romano e con cui è rimasto in uso per 100 anni. Il rinnovato Parco Archeologico è stato inaugurato all’alba del 19 giugno 2022, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, durante le Giornate Europee dell’Archeologia. L’evento ha collegato la storia di convivenza del santuario ai temi contemporanei della migrazione e del dialogo interculturale. Da allora, il Parco è diventato simbolo e luogo di incontro per diverse comunità e discipline. Annualmente sono organizzate Giornate di studio a carattere multidisciplinare dedicate al contatto culturale approfondendo temi come identità, il sacro, confini e ponti. Scuole e università partecipano a visite e specifici programmi didattici (La Scuola di Minerva con il coinvolgimento del Liceo C. Golgi di Breno). Comuni, associazioni e comunità religiose locali contribuiscono a iniziative dedicate alla pace e al dialogo. Eventi culturali, letture, spettacoli teatrali e concerti, si susseguono durante tutto l’anno e accompagnano il calendario di apertura del Parco. Partecipano rifugiati e migranti, studenti, studiosi, rappresentanti religiosi e volontari locali. Il progetto Intorno a Minerva ha anche valorizzato il paesaggio circostante. Sono stati realizzati interventi diriqualificazione ambientale intorno al santuario e la pista ciclabile lungo il fiume Oglio è stata rinnovata grazie anche al Parco dell’Adamello. Il percorso collega il Parco Archeologico con i comuni limitrofi.

Nel 2023 Croce Rossa Italiana haconferito al sito lo Scudo Blu della Cultura, riconoscendo il parco come luogo di incontro tra patrimonio e impegno civico. Il progetto è tuttora in corso, con il supporto dei comuni di Breno, Cividate Camuno e Malegno e della Comunità Montana di Valle Camonica.

“Il progetto Intorno a Minerva presenta un approccio innovativo, interculturale e interreligioso alla valorizzazione del patrimonio culturale. Riunendo rifugiati e comunità locali attraverso archeologia e attività pubbliche, offre un raro modello di integrazione sociale in un contesto archeologico. L’inclusività è alla base del progetto e ne guida il coinvolgimento del pubblico.”

La Giuria del Premio