Dichiarazioni di Eccezionale Interesse

da | Apr 10, 2026

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Articolo 10, comma 3, lettera d-bis) del Codice dei beni culturali.

Co. 3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall’articolo 13​.

lett. d-bis) le cose, a chiunque appartenenti, che presentano un interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico eccezionale per l’integrità e la completezza del patrimonio culturale della Nazione.

Dichiarazioni Anno 2021

Totale provvedimenti: 4

DDG rep. 1933 del 23/12/2021​

Lucio Fontana
“Crocifisso​”

DDG rep. 1936 del 23/12/2021​

Ferrari
“Autovettura serie Polizia
250 GTE​ (1962)”

DDG rep. 1939 del 23/12/2021​

Carlo Mollino
“Suite da pranzo”​

DDG rep. 903 del 06/08/2021

Carlo Mollino
“Sedia organica prototipale”

Dichiarazioni Anno 2022

Totale provvedimenti: 2

DDG rep. 23 del 21/01/2022

Carlo Scarpa
“Pianta di Casa Veritti a Udine​”

DDG rep.1128 del 12/09/2022

Mario Schifano
“Milano

Dichiarazioni Anno 2024

Totale provvedimenti: 4

DDG rep. 70 del 06/02/2024

Giò Ponti
“Lampada Proteo”

DDG rep. 355 del 27/03/2024

Lucio Fontana
“Pavimento Spaziale

DDG rep.1030 10/07/2024

Mark Rothko
“no. 14 golden ​composition”​

DDG rep. 1318 del 06/09/2024

Roberto Matta
“Solo Solti Soltissimo”

Dichiarazioni Anno 2025

Totale provvedimenti: 2

DDG rep. 1197 del 22 luglio 2025

Leonor Fini
“L’amitié​”

DDG rep. 1253 del 30 luglio 2025

Emilio Greco
“Il ritorno di Ulisse

Dettagli

Lucio Fontana
“Crocifisso​”

DG rep. 1933 del 23/12/2021​

Scultura in ceramica policroma smaltata di Lucio Fontana (Rosario, 19 febbraio 1899 – Comabbio, 7 settembre 1968) raffigurante un Crocifisso, 1949, 58 x 26,5 x 8,5 cm.​

La scultura in ceramica raffigurante il Crocifisso, esposta anche alla Biennale di Venezia nel 1948 e nel 1950, è testimonianza della nuova fase informale di Fontana che, di ritorno dall’Argentina, abbandona gli ultimi residui di figuratività, concentrandosi su un lavoro mirato a sondare le infinite relazioni della forma nello spazio. Il vorticoso dinamismo plastico-materico della struttura nella vitalità del ritmo ascendente per vortici a spirale costituisce infatti un’esplorazione spaziale, coerente e concomitante al ciclo dei «Buchi». Si tratta di un’opera la cui eccezionalità si riflette anche nel tema trattato, in quanto rappresenta un radicale rinnovamento dal punto di vista dell’iconografia cristiana tradizionale.​

Ferrari
“Autovettura serie Polizia 250 GTE​ (1962)​​”

DDG rep. 1936 del 23/12/2021

Autovettura Ferrari 250 GTE, 2+2 2° Serie Polizia, realizzata a Maranello nel 1962, telaio 3999, carrozzeria Pininfarina.​

L’autovettura è l’unico esemplare superstite dei due prodotti nel 1962 appositamente per il servizio Celere della Polizia di Stato ed è quella che, negli anni Sessanta, fu utilizzata come auto di servizio dal maresciallo della questura di Roma, Armando Spatafora.
La tappezzeria interna, il lampeggiante, e l’allestimento realizzato ad hoc per l’uso da parte della Polizia, caratterizzano il veicolo quale «auto pantera» simbolo della polizia di quegli anni, essa si configura pertanto come un mezzo di assoluta rarità, donato personalmente dal Commendatore Enzo Ferrari al capo della Mobile di Roma.​

 

Carlo Mollino
“Suite da pranzo”

DDG rep. 1939 del 23/12/2021

Carlo Mollino (Torino, 6 maggio 1905 – 27 agosto 1973), Suite da sala da pranzo, composta da tavolo e sei sedie, progettata e realizzata fra il 1944 e il 1945 per l’appartamento dei coniugi Ada e Cesare Minola a Torino, legno ebanizzato, vetro e ottone, pelle; 1944-45; dimensioni tavolo cm 79x235x97; dimensioni sedie cm 83x46x50 ciascuna; manifattura Apelli & Varesio, Torino.

La Casa M-1 è stato il primo grande progetto di Mollino per un cliente privato. Fondamentale per lo sviluppo del vocabolario estetico dell’architetto, ha mostrato forme e concetti che sarebbero stati rielaborati in progetti successivi. Il tavolo e le sei sedie realizzate per l’appartamento di Ada e Cesare Minola appartengono ad una delle realizzazioni più significative dell’opera di Carlo Mollino e contribuiscono alla configurazione complessiva di uno dei più importanti esempi di ricerca dell’architettura degli interni italiana del dopoguerra. In particolare, tali arredi fanno parte di un ambiente unico per la zona giorno in cui le funzioni del soggiorno, studio e della zona pranzo sono ritmate e compartimentate da mobili speciali che suddividono l’ambiente in sotto-zone in una originale interpretazione di moderno open space.

Carlo Mollino
“Sedia organica prototipale​”

DDG rep. 903 del 06/08/2021

Sedia organica prototipale appositamente disegnata per la Galleria Vigna Nuova di Firenze nel 1948 e realizzata da maestranze fiorentine cooptate dall’architetto Giovanni Michelucci, direttore artistico della Galleria, fra il 1949 e il 1951 (legno di noce a massello lucidato a gomma lacca, cm altezza 89,5, base 38,7 x profondità 51,7.​

Si tratta di un’opera emblematica della fase più innovativa di Carlo Mollino (1936–1950), in cui design, arte e sperimentazione tecnica si fondono in modo unico. La sua eccezionalità risiede nell’uso magistrale del legno curvato, lavorato con abilità artigianale estrema fino a diventare forma organica e quasi scultorea, lontana dai canoni della produzione in serie. L’oggetto traduce una visione progettuale profondamente personale, che intreccia suggestioni surrealiste e cultura costruttiva d’eccellenza, dando vita a un pezzo raro, concepito più come opera d’arte che come semplice arredo.​

 

Carlo Scarpa
“Pianta di Casa Veritti a Udine”

DDG rep. 23 del 21/01/2022

Carlo Scarpa (Venezia 2 giugno, 1906- Sendai 28 novembre1978), Pianta di Casa Veritti a Udine, 1955, foglio montato con cornice, matita e pastelli colorati su carta da spolvero, mm 161 x 706.

Il disegno presenta lo studio progettuale della planimetria della villa, un disegno autografo eseguito a matita e pastelli colorati su carta, in montaggio originale in legno e vetro realizzato quasi certamente dall’autore stesso. Costruita tra il 1955 e il 1963 per la famiglia Veritti, la villa costituisce uno dei primi progetti di edilizia residenziale, nel quale l’architetto mette a punto i dettagli che definiranno il suo codice progettuale, e che utilizzerà nelle numerose case progettate successivamente: pianta impostata sulla forma del cerchio, ampi pilastri, pareti cilindriche, fluidità tra i piani e gli spazi, cura progettuale degli arredi e delle decorazioni, ampie vetrate, presenza dell’acqua e del giardino. Uno degli aspetti peculiari del progetto di Scarpa per la villa è il rapporto armonico tra l’interno e l’esterno. L’eccezionalità del progetto firmato e datato da Scarpa stesso, risiede inoltre, sia nel valore artistico che nel suo valore storico e documentario, in quanto si tratta di una delle versioni che l’autore disegnò prima della realizzazione finale dell’edificio.

Mario Schifano
“Milano​”

DDG rep.1128 del 12/09/2022

Mario Schifano (Homs, 20 settembre 1934 – Roma, 26 gennaio 1998), Milano, 1962, smalto su carta da pacco applicata su tela, cm 169,5 x 170,5 x 2,5.

Mario Schifano, tra gli artisti più rilevanti della sua generazione, occupa una posizione centrale nel panorama artistico italiano della seconda metà del Novecento. La sua ricerca si sviluppa in dialogo con esperienze come il New Dada e il Nuovo Realismo, inserendosi più in generale nel contesto della cultura visiva legata alla Pop Art.
L’opera Milano costituisce un esempio tra i più significativi del lavoro sul monocromo e dell’attenzione al tema degli schermi, spesso racchiusi entro cornici bianche. Questi bordi possono richiamare, in senso evocativo, l’idea di una fotografia istantanea o di un’immagine in fase di formazione, ma anche quella di uno schermo ancora inattivo. In entrambi i casi, il fulcro dell’opera sembra essere l’immagine latente: qualcosa che non si è ancora manifestato pienamente, un supporto sospeso in attesa che l’immagine emerga e si renda visibile.
Il dipinto è pertanto testimonianza rara sia del periodo poco documentato dei primi anni di attività di Schifano sia del momento storico di trasformazione iconografica che l’arte italiana attraversa in quegli anni in cui si ha il superamento dell’astrattismo informale degli anni ’50.

Giò Ponti
“Lampada Proteo​”

DDG rep. 70 del 06/02/2024

Lampada prodotta dalla ditta veneta Sagim e progettata da Giò Ponti (Milano, 1891-1979),​ denominata lampada Proteo, 1967, acciaio laccato e ottone, 32,5 x 36,5 x 21 cm​.

La particolarità della lampada Proteo risiede nella sua rarità e natura sperimentale, quasi prototipale, testimonianza dell’ingegno del designer ed architetto Giò Ponti che in questo caso cerca di dare forma ad un oggetto in grado di illuminare il foglio su cui scrivere o disegnare senza abbagliare gli occhi.​

 

Lucio Fontana
“Pavimento Spaziale”

DDG rep. 355 del 27/03/2024

Lucio Fontana (Rosario di Santa Fé, 1899 – Comabbio, Varese 1968), Pavimento Spaziale, 1958, graffiti, buchi, vetri colorati, dalles, su lastre di cemento nero, cm 600 x 200 (dieci pannelli di formato quadrato 100 x 100 cm).

Il pavimento venne realizzato dall’artista fondatore del movimento Spazialista nel 1958 per il terrazzo esterno della casa dell’architetto Ico Parisi. I lavori alla residenza furono un’occasione unica di incontro, confronto e sperimentazione per diversi artisti che furono chiamati a lavorare alla sua realizzazione dallo stesso Parisi. A differenza dei pavimenti in mosaico, Fontana interviene nello spazio architettonico in piano come se questo fosse una tela la cui continuità bidimensionale viene infranta da buchi, tagli e graffiti per aprirvi una dimensione interiore, infinita, di spazio.
Si tratta pertanto di un unicum nella produzione dell’artista, la cui eccezionalità risiede proprio nel processo di realizzazione: una serie di dieci moduli in cemento, la cui bidimensionalità viene superata dalla perforazione, dai graffiti e da inserti in vetro.

Mark Rothko
“no. 14 (Golden Composition)​”

DDG rep.1030 10/07/2024

Mark Rothko (Daugavpils, Lettonia, 1903 – New York, Stati Uniti 1970), N.14 (Golden Composition), 1949, olio su tela, cm 167,6 x 104,5.

Markus Yakovlevich Rothkowitz, noto come Mark Rothko, realizza quest’opera nel momento cruciale in cui la sua pittura evolve verso il linguaggio dei campi di colore o colour field, con forme che si dissolvono in un’atmosfera luminosa e avvolgente. Testimonianza rara di questa fase di transizione, il dipinto rivela un universo visivo in cui i contorni sfumano a favore della luce.
Di eccezionale interesse per qualità e importanza storica, l’opera è inoltre significativa per il dialogo con la pittura italiana del secondo Novecento, influenzando artisti come Afro, Dorazio, Perilli e Scialoia. Contribuisce ad accrescere il valore dell’opera la sua permanenza per oltre sessant’anni in una prestigiosa collezione italiana.

Roberto Matta
“Solo Solti Soltissimo”

DDG rep. 1318 del 06/09/2024

Roberto Matta (Santiago del Cile, 1911 – Civitavecchia, 2002), Solo Solti Soltissimo, 1973, terra colorata su iuta, 200×200 cm.

L’opera Solo Solti Soltissimo, il cui titolo compare anche sul retro della tela e sul listello della cornice, si configura come un esplicito omaggio al direttore d’orchestra Georg Solti. È verosimile che sia stata realizzata in occasione dell’uscita, nel 1973, del cofanetto discografico Soltissimo, che raccoglie celebri registrazioni dei suoi concerti, particolarmente apprezzate da Roberto Matta.
L’opera si distingue per l’elevata qualità esecutiva e per la presenza di elementi riconducibili alla tipica cifra antropomorfica dell’artista.
Risulta inoltre rara sotto il profilo tecnico: la superficie pittorica è priva di preparazione e realizzata mediante l’impiego di terre colorate stese direttamente su un supporto di juta grezza, lasciato visibile in ampie porzioni di fondo, che contribuisce in modo significativo all’effetto materico complessivo.

Leonor Fini
“L’amitié”

DDG rep. 1197 del 22 luglio 2025

Leonor Fini (Buenos Aires, 1907 – Parigi, 1996), L’amitié, 1958 (probabilmente 1954), olio su tela, cm 60 x 92, in cornice in legno intagliato.

Il dipinto, di raffinatissima qualità esecutiva, è considerato uno dei capolavori di Leonor Fini, artista visionaria e anticonvenzionale, che pur in stretto contatto con l’ambiente surrealista francese, non vi aderì mai ufficialmente. L’opera si caratterizza per la raffinata e delicata stesura del colore, dalla palette luminosa di aranci chiari e bianco madreperla, e rappresenta l’esito più riuscito del binomio amore-morte, tema centrale della sua ricerca.
L’eccezionalità del bene è ulteriormente accresciuta dal suo valore testimoniale del legame tra Leonor Fini e l’attrice Valentina Cortese, poiché entrò con ogni probabilità fin da subito nella collezione di quest’ultima.

Emilio Greco
“Il ritorno di Ulisse”

DDG rep. 1253 del 30 luglio 2025

Emilio Greco (Catania, 1913 – Roma, 1995) Ritorno di Ulisse, 1965, bronzo, cm 125×106, firmato e datato in basso a destra «dedicato ad Antonella/ Emilio Greco/ Roma 1965».

La scultura denominata Ritorno di Ulisse, costituisce un’opera di grande rilevanza, sia per l’elevata qualità esecutiva sia per la sua documentata provenienza. Realizzata da Emilio Greco — scultore, incisore e disegnatore, figura di primo piano nella cultura artistica italiana del secondo dopoguerra — essa si distingue per l’equilibrio tra sintesi formale e intensità espressiva.
Il bassorilievo rappresenta un episodio centrale dell’Odissea, ossia il momento del ritorno di Ulisse, restituito con notevole efficacia narrativa e forza evocativa.

Un ulteriore elemento di interesse è costituito dalla sua originaria collocazione a bordo della turbonave Michelangelo, circostanza che ne accresce il valore storico e documentario. A ciò si aggiunge il fatto che, allo stato attuale delle conoscenze, non risultano note altre tirature dell’opera.