Verona, la Dogana di fiume. Restauro.
Progetto di consolidamento, restauro architettonico.
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
- Importo complessivo: € 605.000,00
- Fonte finanziamento: D.M. 19/02/2018.
- Inizio lavori: marzo 2026
- Fine lavori prevista: settembre 2026
Descrizione generale del progetto
L’edificio oggetto d’intervento fa parte di un più ampio complesso destinato in origine alle funzioni doganali e realizzato tra in due fasi ben distinti, nella seconda metà del XVIII secolo.
La vasta area della Dogana può essere facilmente suddivisa in due distinte porzioni, separate da una corte centrale – l’attuale “Corte Dogana” – che ospita anche la il passaggio delle via pubblica. La costruzione del grandioso stabilimento posto a occidente, su progetto dell’architetto Alessandro Pompei e messo in opera dall’impresa Giacomo Guarienti, prese avvio nel 1744 per essere conclusa nella primavera del 1746.
La parte a oriente, oggetto del presente lavoro, venne invece Costruita nel 1792 su progetto dell’ingegner Leonardo Salimbeni con la collaborazione di Vincenzo Garofalo, l’edificio della Dogana d’acqua venne a completare il complesso delle dogane, il cui progetto era stato avviato nel 1748 con l’inaugurazione della grande fabbrica progettata dall’architetto Antonio Pompei. Caduta la Serenissima e superata la dominazione francese ed austriaca, l’edificio – nel frattempo denominato “Dogana degli olii” – venne utilizzato dal Comune di Verona quale magazzino daziario. Solo nel 1892 il Comune lo acquistò per adibirlo a magazzino fiduciario e successivamente a deposito dell’azienda vittuaria. Nel 1926 fu concesso in uso all’Amministrazione militare.I gravi danni accorsi durante la Seconda guerra mondiale resero l’edificio non più agibile; visto l’approdo sul fiume, la vecchia dogana venne affidata al Canoa Club che, a partire dal 1965, la gestisce ancora oggi.
L’intervento ha come principale obiettivo la messa in sicurezza antisismica, salvaguardando la materia e il repertorio di indizi materiali che testimoniano, come veri e propri documenti materiali, le vicende storiche del complesso nel suo insieme.
L’intervento di messa in sicurezza interesserà le murature costituenti la “scatola” muraria e le colonne libere al centro della stessa, concentrandosi principalmente sulla riduzione della vulnerabilità in caso di sisma. Considerate le risorse disponibili in questa fase, le opere di restauro si concentreranno specialmente sulla messa in sicurezza delle finiture superficiali e degli elementi architettonici presenti al fine di ridurre il rischio di caduta di materiale.
Le indagini diagnostiche eseguite hanno permesso di redigere una relazione tecnica strutturale e i relativi elaborati grafici in merito alle tematiche che si andranno ad affrontare nel cantiere in oggetto e alle metodologie d’intervento individuate. L’intervento di consolidamento strutturale, per il quale si rimanda alla relazione specialistica di progetto per una disanima dettagliata delle operazioni, prevede interventi a livello di copertura e paramenti murari del complesso che hanno il fine di consentire sia di migliorare il collegamento tra le diverse porzioni strutturali garantendo un comportamento d’insieme della struttura, sia di mitigare vulnerabilità locali.
In sintesi si tratta di ridare il più possibile un comportamento scatolare attraverso la realizzazione di un cordolo tralicciato realizzato nello spessore delle creste murarie esistenti, irrigidito a sua volta da una serie di tiranti diagonali, con un andamento a losanga, che collegano le colonne centrali alla struttura perimetrale.
L’installazione di un cordolo tralicciato in sommità delle murature rappresenta un intervento fondamentale per migliorare significativamente il comportamento sismico dell’edificio, consentendo una distribuzione più omogenea delle sollecitazioni indotte dagli eventi sismici; inoltre il fissaggio delle colonne nei vertici dei triangoli formati dal disegno dei tiranti rappresenta un vincolo molto efficace per il mantenimento delle stesse nella posizione corretta.
Il cordolo, inoltre, assolve un’importante funzione di collegamento tra i maschi murari, garantendo un’azione di ammorsamento e contrastando il distacco delle pareti, si ottiene così un vincolo efficace delle porzioni terminali delle murature, migliorando la risposta globale dell’edificio alle sollecitazioni dinamiche.
Nell’intervento previsto rientreranno anche una serie di operazioni sulle superfici, in parte propedeutiche al consolidamento ed in parte che puntano ad integrare e a completare l’intervento strutturale di consolidamento, mettendo in sicurezza i paramenti murari e scongiurando l’eventuale caduta di porzioni di materiale.
Trattasi quindi di interventi di restauro di modesta portata che vanno dalla pulitura e dal trattamento con biocidi al fine di preparare le superfici al consolidamento previsto dal progetto strutturale, alla sigillatura e stuccatura delle fessurazioni e dei giunti e dei bordi dei lacerti con malte di allettamento a base di calce compatibile per composizione chimico-fisica e cromia a quelle esistenti, in modo da conferire nuova coesione strutturale al paramento murario.

