Pitture murali di Giotto nella Cappella Bardi, Basilica di Santa Croce

Intervento di restauro delle pitture

Opificio delle Pietre Dure

  • Importo complessivo: € 1.000.000,00
  • Fonte finanziamento: Fondi OPD – Opera di Santa Croce, ARPAI, Fondazione CR Firenze, Donazioni da privati
  • Inizio lavori: Giugno 2022
  • Fine lavori prevista: Gennaio 2026
Descrizione generale del progetto

La Cappella Bardi è la prima cappella a destra della Cappella Maggiore nel transetto della basilica fiorentina di Santa Croce: intorno al secondo decennio del Trecento, i Bardi, facoltosi banchieri, commissionarono a Giotto un ciclo di pitture murali per illustrare i momenti cruciali della vita di San Francesco che si snoda in sei episodi su una superficie di circa 180 mq. Le vicende di questo tardo capolavoro giottesco sono state molto travagliate: le sue tracce si persero infatti sotto un’imbiancatura a calce probabilmente già nella prima metà del XVIII secolo, quindi, a inizio 800, all’altezza del registro inferiore delle pareti laterali, vennero inseriti due monumenti funerari. Nel 1851 il progetto di una nuova decorazione della cappella fu l’occasione di un primo ritrovamento sotto l’imbiancatura di porzioni della pittura trecentesca: l’incarico di procedere con la riscoperta e il restauro dei dipinti di Giotto venne affidato al celebre restauratore Gaetano Bianchi. Molte tra le numerose e diffuse abrasioni e perdite che segnano le pareti sono dovute proprio alle procedure meccaniche di rimozione dell’imbiancatura; lo spostamento dei due monumenti funerari rivelò ampie zone nelle quali la pittura giottesca era completamente perduta, che segnano oggi profondamente l’immagine di un testo tanto potente quanto frammentario. L’assetto della decorazione dipinta della cappella precedente l’intervento in corso era dovuto infine al lavoro che si svolse tra l’estate del 1957 e la fine del 1958, condotto da due protagonisti del restauro del 900, il Soprintendente Ugo Procacci e il restauratore Leonetto Tintori, che scelsero di rimuovere integralmente le ridipinture ottocentesche e di non intervenire con alcuna forma di integrazione pittorica, lasciando parlare soltanto quello che rimaneva della pittura di Giotto. Sulla base di questi precedenti, che fanno della Cappella Bardi anche un “palinsesto” della storia del restauro, è stato impostato il progetto che è oggi giunto alle sue fasi finali, previste per la fine di gennaio 2026. Preceduto e accompagnato da un’approfondita campagna diagnostica pianificata e condotta dall’Opificio, il progetto ha visto il coinvolgimento attivo di centri di ricerca e professionisti di rilevo internazionale con l’obiettivo di eliminare le forti criticità conservative (fratture, distacchi, sollevamenti della pellicola pittorica, efflorescenze saline) e intervenire sulle alterazioni cromatiche del fissativo utilizzato negli anni 50, e di restituire una immagine che aiutasse a comprendere le intenzioni espressive del pittore. Dopo una fase di documentazione fotografica tecnica ad alta risoluzione, hanno preso avvio le indagini strutturali (georadar no-touch e termocamera) per comprendere le condizioni della muratura e individuare eventuali disomogeneità. Sulla base di un rilievo laser scanner è stato ottenuto il modello HBIM 3D dell’intera cappella sul quale integrare tutte le successive analisi. Numerose le sorprese e le conferme riguardanti le modalità di lavoro dell’artista: è venuta alla luce una decorazione precedente, probabilmente geometrica; sono state individuate le buche pontaie ed è stato possibile precisare l’andamento e la struttura dei palchi del cantiere giottesco. La pulitura ha rimesso in luce la fresca ricchezza dettagli che è parte integrante dell’intensità del racconto, che doveva impressionare per gli effetti di realismo e complessità spaziale. L’integrazione pittorica ora in corso pur senza nascondere i segni delle vicende storiche e conservative subite da un’opera capitale per la storia dell’arte italiana punta a ritrovare una visione d’insieme e di leggere in tutta la loro ricchezza le straordinarie invenzioni, soprattutto spaziali, che la caratterizzano. Al termine dei lavori sarà possibile approfittare della presenza del ponteggio, reso accessibile al pubblico, per ammirare le pitture restaurate da vicino. Sono previsti dei supporti multimediali per illustrare fasi salienti e risultati del progetto, che saranno infine ampiamente divulgati in occasione di giornate di studio e di una pubblicazione scientifica dedicata.

Stato Progetto
Stato progetto: Cantiere in Corso. Cantiere in Corso